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mercoledì 19 settembre 2012

Castelli della Val d’Aosta 4


sfondo la grivola
Sarriod de la Tour m. 670 (sec XIV)

Dalla parte opposta della Dora si trova il castello Sarriod De La Tour del XIV secolo. È un complesso architettonico dominato da due massicce torri quadrate originali nella loro difformità stilistica.

chatelard
Introd m 884 (a. 1260)

Castelli della Val d’Aosta 3

Prima di sbucare nella pianura di Aosta, sul versante destro orografico della valle, si incontrano i castelli di Quart, con torri cilindriche, e di Saint Cristophe, di cui resta la torre quadrata serrata da bassi edifici posteriori.
Dopo Aosta, i cui dintorni vantano numerosi piccoli manieri, torri e case-forti, il castello di Aymaville occhieggia all'imbocco della valle di Cogne. Quattro torri merlate chiudono, agli angoli, un corpo a loggiati, di stile vagamente neoclassico. Costruito nel 1713, su preesistenti mura merlate che racchiudeva il maschio interno, unico sopravvissuto al rifacimento.

aymavilles
Aymavilles m. 640 (sec. XIV)

Castelli della Val d’Aosta 2


verrs 49
Verrès, convento di S. Egidio (a. 925) dominato dal severo castello.

Superata la stretta di Bard si giunge al villaggio di Arnaz, con la sua chiesa romanica. Poco discosto emerge un poggio sul quale vi sono i resti del castello dei Baroni di Arnaz che lo costruirono nel X secolo.
Più oltre, allo sbocco della valle di Ayas, si trovano due gioielli dell'architettura medioevale: il maniero di Verres e il castello di Issogne. Il maniero di Verres, detto comunemente 'La Rocca', si eleva quadrato sull'inaccessibile dosso roccioso che chiude lo sbocco della valle di Ayas.

Castelli della Val d’Aosta 1

Girovagando tra castelli, antiche dimore e città,
eccoci quà,
(c’è cascata la rima !!),
arrivati alla Val d’Aosta che con i suoi settanta castelli é la regione italiana più ricca di edifici bellici medioevali.

torre lebbroso
Torre del Lebbroso (sec. XVII)

Agli albori del Medio Evo, subito dopo la caduta dell'Impero Romano, accanto ai resti di precedenti case-forti e torri d'osservazione, furono erette le prime dimore fortificate dei nobili dalle quali, grazie alla posizione dominante, potevano controllare e difendere le loro terre e quelle dei contadini loro sudditi.

mercoledì 12 settembre 2012

Inghilterra-La Cattedrale di Canterbury

est_catt_canterbury
L’esterno della cattedrale, chiesa-madre d’Inghilterra.

La Cattedrale di Canterbury,  il cui nome completo è Cattedrale Primaziale Metropolitana di Nostro Signore Gesù Cristo di Canterbury (in inglese: Cathedral and Metropolitical Church of Christ at Canterbury), è una delle chiese più antiche e importanti della Chiesa Anglicana.
Capolavoro gotico, si trova entro le mura medievali di Canterbury, una ridente cittadina nella contea di Kent, sorge lungo il fiume Great Stour.
Con pianta a doppia croce e a tre navate, presenta, nella navata perpendicolare, uno splendido coro gotico, ed è dotata di vetrate policrome che riempiono la chiesa di colori, e di una cripta romanica.

lunedì 10 settembre 2012

San Gimignano (Siena)-Il centro storico

Alta su un colle che domina la Val d’Elsa, ancora irta di torri e difesa da mura, San Gimignano conserva intatto il proprio impianto medievale.
s.gimignano

L’immagine raccolta e turrita di San Gimignano, dolcemente immersa nella verdeggiante campagna toscana, evoca l’Italia del Medioevo operosa e intraprendente, elegante e raffinata.

img0691L'inconfondibile profilo di San Gimignano, nel cuore di una campagna trasformata da secoli dì paziente lavoro dell'uomo.

La città, sorta nel X secolo lungo la via Francigena o Romea che metteva in comunicazione l’Europa occidentale con Roma, deve la sua espansione alla posizione geografica rispetto alla rete di strade che attraversava la val d'Elsa e che per lungo tempo la rese centro privilegiato di smistamento e vendita di merci. Fu la massima produttrice di zafferano, il quale, attraverso i porti di Pisa, Genova e Lucca, veniva esportato anche in Francia e nei Paesi Bassi. Sorta come centro fortificato, si ampliò tra la fine dell'XI secolo e l'inizio del XII con i due quartieri di San Giovanni, in direzione di Siena, e di San Matteo, in direzione di Pisa. La ricchezza e il potere delle famiglie di mercanti sono ancor oggi rappresentate dalle torri che questi si facevano costruire in città; le torri Ardinghelli, Pellari, Salvucci e "Rognosa" sono solo alcune fra le superstiti. Il centro medievale del borgo antico vive intorno alle due piazze della Cisterna e del Duomo; quì, nel palazzo del Popolo o del Podestà hanno sede il Comune e i Musei Civici. Il Duomo o Collegiata, iniziato nel XII secolo e ampliato da Giuliano da Maiano nel XV secolo, conserva preziosi affreschi di artisti di scuola senese come Taddeo Bartolo e l'espressivo Barna da Siena.
Nel 1351, impoveritasi a causa delIa partecipazione alle lotte fra guelfi e  ghibellini, spopolata dalla peste del 1348, la città si sottomise a Firenze, la quale le impose la propria egemonia culturale interrompendone il tradizionale legame con la cultura senese.

dossale copiaSan Gimignano e storie della sua vita (1401), dossale d’altare di Taddeo Bartolo, al Museo Civico; il santo regge in mano un modello della sua città.

Nel corso del XV secolo le maggiori imprese decorative vennero quindi affidate ad artisti di provenienza fiorentina come Benozzo Gozzoli e Ghirlandaio. A quest'ultimo si devono, tra l'altro, le vivide storie di Santa Fina che decorano la limpida architettura rinascimentale della cappella dedicata alla santa, opera di Giuliano e Benedetto da Maiano.
Il rapido declino politico ed economico di San Gimignano ne ha lasciato intatto l'aspetto, cristallizzatosi in quella struttura tardotrecentesca che fa della città una meta obbligata per il turismo internazionale.


img068
L'arco dì San Giovanni, che dalla piazza del Duomo conduce alla loggia del Battistero. Nel tabernacolo, la statua di San Gimignano, del 1342.




COME ARRIVARE:

IN AUTO:

Arrivando da Nord

Prendere l'autostrada A1 Milano-Roma direzione Roma

Uscire a Firenze Impruneta
Prendere la superstrada Firenze-Siena
Uscire a Poggibonsi Nord
Seguire le indicazioni per San Gimignano

Arrivando da Sud
Prendere l'autostrada A1 Roma-Milano direzione Milano
Uscire in Valdichiana
Seguire le indicazioni per Siena
Prendere la superstrada Siena-Firenze
Uscire a Poggibonsi Nord
Seguire le indicazioni per San Gimignano

Arrivando da Pisa
Prendere la SGC Firenze-Pisa-Livorno direzione Firenze
Uscire a Empoli Ovest
Seguire le indicazioni per Castelfiorentino - Certaldo
A Certaldo seguire le indicazioni per San Gimignano

IN TRENO:
Arrivando in treno la stazione di fermata è Poggibonsi - San Gimignano dove è possibile prendere l'autobus per raggiungere San Gimignano.
L'orario dei treni è disponibile sul sito ufficiale delle ferrovie dello stato: www.ferroviedellostato.it

IN AUTOBUS:
Uno dei sistemi più semplici per arrivare a San Gimignano, oltre l'auto, è il bus.

DOVE PARCHEGGIARE:
I parcheggi di San Gimignano sono dislocati a nord e a sud della Città per consentire un facile accesso ai visitatori, per informazioni vai a questo link:http://www.comune.sangimignano.si.it/guida-ai-servizi/trasporto-e-mobilita/parcheggi-auto

INFORMAZIONI TURISTICHE E ALBERGHIERE




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venerdì 31 agosto 2012

Abbazia di Pomposa



L'origine dell'Abbazia risale ai secoli VI-VII, quando sorse un insediamento benedettino su quella che era l'Insula Pomposia, un'isola boscosa circondata da due rami del fiume e protetta dal mare.

Dopo il Mille cominciò la stagione di maggior splendore e divenne centro monastico fiorente votato ad una vita di preghiera e lavoro, la cui fortuna si legò alla figura dell'abate San Guido. Il monastero pomposiano accolse illustri personaggi del tempo, tra i quali è da ricordare Guido d'Arezzo, il monaco inventore della scrittura musicale basata sul sistema delle sette note. Chi ama l'arte antica non deve perdere l'occasione di ammirare nella basilica di Santa Maria uno dei cicli di affreschi più preziosi di tutta la provincia di ispirazione giottesca e il bellissimo pavimento a mosaico con intarsi di preziosi marmi collocati tra il VI e XII secolo.

domenica 12 agosto 2012

Castel del Monte 2a



CASTELDELMONTE_thumb[10]

Decorazione
La decorazione dell'edificio, in origine assai ricca ma oggi quasi del tutto scomparsa, si segnala per le chiavi di volta dei costoloni, decorate con creature mitologiche e motivi vegetali, caratteristici del realismo della tarda scultura sveva, di ispirazione romaneggiante (come il Busto di Barletta). Architettura e scultura tradiscono influenze dell'edilizia francese e di quella cistercense.
Ricche cornici in porfido decorano le porte.
La struttura è composta principalmente da tre diversi materiali, la cui disposizione non è casuale ma è studiata per l'effetto cromatico che ha nell'osservatore:
la pietra calcarea è sicuramente il materiale preponderante, dal momento che di questo materiale sono composte tutte le strutture architettoniche ed alcuni elementi decorativi. Questo materiale dona alla costruzione una colorazione che va dal bianco al rosato, a seconda del periodo del giorno in cui si osserva l'edificio;
il marmo bianco o con leggeri venature, oggi presente solo in rare decorazioni nelle sale, doveva rappresentare in passato il materiale di cui era costituito tutto l'arredo e le decorazioni dell'edificio;
la breccia corallina, che dona un'importante nota di colore alla struttura. In passato l'effetto della breccia corallina doveva essere più marcato, dal momento che tutti gli ambienti erano rivestiti di lastre di questo materiale.

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Ipotesi sulla funzione dell'edificio
Malgrado sia comunemente definito "castello", l'esatta funzione dell'imponente edificio è tuttora sconosciuta. Privo dal punto di vista architettonico di elementi tipicamente militari e di fossati, posto in una posizione non strategica, in realtà l'edificio non fu probabilmente una fortezza. Alcuni elementi della costruzione, inoltre, fanno decisamente scartare questa ipotesi: ad esempio le scale a chiocciola nelle torri sono disposte secondo un senso antiorario (a differenza di qualunque altra costruzione difensiva dell'epoca), situazione che metteva in svantaggio gli occupanti del castello contro eventuali assalitori perché sarebbero stati costretti ad impugnare l'arma con la sinistra. Le feritoie, inoltre, sono troppo strette anche per ipotizzare un lancio di frecce.
Anche l'ipotesi che fosse una residenza di caccia, attività assai amata dal sovrano, è messa in discussione dalla presenza di fini ornamenti e dall'assenza di stalle e altri ambienti tipici delle residenze di caccia.
A causa dei forti simbolismi di cui è intrisa, è stato ipotizzato che la costruzione potesse essere una sorta di tempio, o forse una sorta di tempio del sapere, in cui dedicarsi indisturbati allo studio delle scienze.
In ogni caso si rivela come un'opera architettonica grandiosa, sintesi di raffinate conoscenze matematiche, geometriche ed astronomiche.
Alcune lievi asimmetrie nella disposizione delle residue decorazioni e delle porte interne, quando non dovute a spoliazioni o alterazioni, hanno suggerito ad alcuni studiosi l'idea che il castello e le sue sale, pur geometricamente perfette, fossero stati progettati per essere fruiti attraverso una sorta di "percorso" obbligato, probabilmente legato a criteri astronomici.

casteldelmontev_aerea

Per spiegare la totale mancanza di corridoi si è inoltre ipotizzato che al livello del primo piano vi fosse un tempo un ballatoio in legno, oggi scomparso, dal lato prospiciente il cortile interno, che avrebbe consentito l'accesso indipendente alle singole sale.Una recente ipotesi assegnerebbe alla costruzione la funzione di centro benessere, atto alla rigenerazione e alla cura del corpo, su modello dell'hammam arabo. Diversi sono gli elementi della costruzione che porterebbero in tale direzione: i molteplici ed ingegnosi sistemi di canalizzazione e raccolta dell’acqua, le numerose cisterne per la conservazione, la presenza delle più antiche stanze da bagno della storia, la particolare conformazione dell’intero complesso, il percorso interno (obbligato) e la forma ottagonale.

castel del monte_thumb[6]

L'utilizzo dell'immagine di Castel del Monte: il 2 maggio 1977, un francobollo da 200 lire ne riportava una veduta prospettica. Lo troviamo anche nell'emissione della serie ordinaria, raffigurato nel valore dal 20 lire, emesso il 22 settembre 1980.
Un ottagono è presente nella bandiera della Regione Puglia.
Nel 1998 la sagoma di Castel del Monte veniva scelta per la moneta metallica da 1 centesimo di euro coniata in Italia.
L'edificio è stato scelto per rappresentare il politecnico di Bari: nello stemma del politecnico è presente la pianta dell'edificio.
Inoltre è parte del logo di Bancapulia.

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Come arrivare
Ubicazione
Comune di Andria
Provincia di Bari
sito web: 
http://www.comune.andria.bt.it
In treno
Trenitalia - numero verde 89.20.21
sito web:
www.trenitalia.com
In auto
Autostrada A14 (Bologna-Taranto)
Autostrada A16 (Bari-Napoli), uscita Andria-Barletta S.S. 170 per 18 km circa.
sito web: www.autostrade.it
In aereo
Aeroporto Bari Palese (km 45)
Tel. 39. 080.5382370-583530 (informazioni)
Tel. 39. 080.5835204 (biglietteria)
sito web:
http://www.seap-puglia.it/index.asp
Ulteriori ulteriori informazioni al sito casteldelmonte.beniculturali - http://casteldelmonte.beniculturali.it/index.php?it/1/home

Immagine mappa


<<INDIETRO PARTE 1a

Castel del Monte 1a


CASTELDELMONTE

Castel del Monte è un edificio del XIII secolo costruito dall'imperatore Federico II in Puglia, nell'attuale frazione omonima del comune di Andria, vicino Santa Maria del Monte a 18 km dalla città.
È situato su una collina della catena delle Murge occidentali, a 540 metri s.l.m.
È stato inserito nell'elenco dei monumenti nazionali italiani nel 1936 e in quello dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel 1996.

Storia
La nascita dell'edificio si colloca ufficialmente il 29 gennaio 1240, quando Federico II Hohenstaufen ordina a Riccardo da Montefuscolo, Giustiziere di Capitanata, che vengano predisposti i materiali e tutto il necessario per la costruzione di un castello presso la chiesa di Sancta Maria de Monte (oggi scomparsa). Questa data, tuttavia, non è accettata da tutti gli studiosi: secondo alcuni, infatti, la costruzione del castello in quella data era già giunta alle coperture.
Incerta è anche l'attribuzione ad un preciso architetto: alcuni riconducono l'opera a Riccardo da Lentini ma molti sostengono che ad ideare la costruzione fu lo stesso Federico II. Pare fu costruito sulle rovine di una precedente fortezza prima longobarda e poi normanna.  Probabilmente alla morte di Federico II (avvenuta nel 1250) l'edificio non era ancora terminato.
Fu raramente adibito a feste; fra queste nel 1246 si ricordano le nozze di Violante, figlia naturale di Federico e Bianca Lancia con il conte di Caserta Riccardo Sanseverino.
A partire dal XVII secolo seguì un lungo periodo d'abbandono, durante il quale il castello venne spogliato degli arredi e delle decorazioni parietali di marmo (le cui tracce restano visibili solo dietro i capitelli) e divenne oltre che carcere anche un ricovero per pastori, briganti e profughi politici. Nel 1876 il castello venne infine acquistato (per la somma di 25.000£) dallo Stato italiano in condizioni di conservazione estremamente precarie, che ne predispose il restauro a partire dal 1879. Nel 1928 Il restauro diretto dall'architetto Quagliati rimuove il materiale di risulta all'esterno del castello e demolisce parte delle strutture pericolanti, ricostruendole in seguito per dare al castello un aspetto "ringiovanito"; questo non ne arrestò il degrado e si dovette procedere con un altro restauro tra il 1975 e il 1981. Nel 1936 fu dichiarato monumento nazionale.
Nel 1996 l'UNESCO lo ha iscritto sulla lista dei Patrimoni dell'umanità per la perfezione delle sue forme e per l'armoniosa unione degli elementi culturali del nord Europa, del mondo islamico e dell'antichità classica, tipico esempio di architettura militare del medioevo.
07 (1)

Descrizione
   piantacasteldelmontePianta  
L'edificio ha pianta ottagonale (lato esterno: 10,30 m intervallo tra le torri più diametro di ogni torre: 7,90 m) e ad ogni spigolo si innesta una torretta a sua volta ottagonale (lato 2,70 m), mentre l'ottagono che corrisponde alla corte interna ha lati la cui misura varia tra i 6,89 m e i 7,83 m. Il diametro del cortile interno è di 17,86 m. Il diametro dell'intero castello è di 56 m, mentre il diametro di ogni torre è di 7,90 m. Le torri sono alte 24 m e superano di poco l'altezza delle pareti del cortile interno (20,50 m).

Interno
trombascalaachioccLa tromba di una delle scale a chiocciola
Lo spazio interno è suddiviso in due piani, rialzati rispetto al piazzale antistante di 3 e 9,5 metri rispettivamente. Le stanze, trapezoidali, sono divise da muri che congiungono gli spigoli dell'ottagono interno e gli spigoli di quello esterno, dove si impostano le omologhe torri.
Il problema della copertura delle stanze è risolto scomponendo il trapezio iniziale in un quadrato centrale e due triangoli laterali. Il quadrato centrale viene coperto da una volta a crociera, mentre i due triangoli laterali sono sovrastati da due spicchi di volta a botte per ciascuna stanza. Al centro di ogni volta a crociera, nell'intersezione tra i costoloni, fuoriesce dall'intradosso una chiave di volta estradossata diversa per ogni stanza. I costoloni non hanno una funzione di portanza statica, ma hanno esclusiva funzione decorativa. Le volte a botte sono costruite seguendo l'andamento dei muri esterni relativi a quella parte della costruzione. Per quanto adiacenti, i due tipi di volte utilizzate sono completamente indipendenti: nell'intersezione tra le stesse, infatti, si può notare come l'orditura presenti una discontinuità, provocata da una sfasatura nella composizione delle due coperture contigue.
Il piano di imposta della volta è sottolineato da una cornice, ripresa anche nel capitello sopra le colonne portanti.
La comunicazione tra il piano inferiore e quello superiore è assicurata dalla presenza, non in tutte le otto torri, delle scale a chiocciola. Le scale si sviluppano secondo un senso antiorario e constano di 44 gradini trapezoidali che si dipartono, ognuno in un unico masso lapideo, da una colonna centrale del diametro di circa 22 centimetri.
Il piano superiore, per quanto ricalchi la struttura del piano inferiore, si presenta più raffinato e curato: i costoloni che sorreggono le volte sono più slanciati, ed ogni sala è vivacemente illuminata dalla presenza delle finestre bifore o, in un caso, trifora. La particolarità di queste finestre è la presenza di gradini e di sedili che le fiancheggiano. Lungo le pareti di ogni sala corre un sedile al di sotto della base delle colonne.
Degno di particolare attenzione, all'interno del castello è il marchingegno di manovra dell'antica saracinesca di chiusura del portale principale, visibile con tutti i cavedi necessari, all'interno della muratura portante, per lo scorrimento delle catene che lo sostenevano.
Esterno
ENTRATACASTELDELMONTE
Entrata      
Il portale di ingresso principale si apre sulla parete della struttura ottagonale orientata approssimativamente ad est, vale a dire di fronte al punto in cui sorge il sole in coincidenza degli equinozi di primavera e d'autunno. Ad esso si accede attraverso due rampe di scale simmetriche, disposte a tenaglia ai lati dell'ingresso, ricostruite nel 1928.
A differenza del semplice ingresso secondario dalla parte opposta (orientata a ponente) dell'edificio (costituito da un semplice portale ad arco a sesto acuto), l'ingresso principale è decorato con due colonne scanalate che sorreggono un finto architrave su cui si imposta un frontone di forma cuspidale.
Ogni parete presenta due finestre: una monofora in corrispondenza del primo piano ed una bifora per il secondo piano, non sempre in asse tra loro. Da questa regola si discostano le facciate orientale ed occidentale (quelle in cui sono posti i due portali) che non presentano la monofora, e la facciata settentrionale, che presenta una trifora per il secondo piano. Ulteriori feritoie sono presenti sulle torri, per dare luce alle scale a chiocciola interne.
Dal punto di vista strutturale è importante notare come le mura tra le torri si ergano direttamente dal terreno, mentre le torri presentano uno zoccolo, messo in risalto nella parte superiore da una cornice in stile gotico.
Ad ulteriore prova della perfezione strutturale dell'edificio si può notare come le tangenti ai lati del cortile interno si incontrano precisamente al centro delle torri ottagonali.
Cortile interno
CORTIELCASTELDELMONTE
Vista del cortile interno   
Nel cortile interno la compattezza delle mura è attenuata solo dalla presenza di tre ingressi nella parte inferiore e tre "porte finestre" nella parte superiore. La sensazione all'interno del cortile è che tutto il primo piano funga da zoccolo per il piano superiore, alleggerito dalla presenza di archi ciechi.
Si pensa che al centro di questo cortile in precedenza ci fosse una vasca anch'essa ottagonale, costituita da un unico blocco di marmo  che secondo la leggenda doveva rappresentare il Sacro Graal rimasto per un periodo all'interno di questo castello.
Sotto la vasca, al centro del cortile, al di sotto del piano di calpestìo è presente una grande cisterna per la raccolta delle acque piovane, aspetto tenuto in gran conto in questo edificio tanto che erano presenti altre cinque cisterne di raccolta all'interno delle torri. Tuttavia attualmente quella al di sotto del cortile interno è l'unica funzionante.
Le alte pareti da cui è formato il cortile interno danno l'idea di trovarsi all'interno di un pozzo che, nella simbologia medioevale rappresentava la conoscenza.
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La Rocca e il Forte di Orino (VA)



Considerando le caratteristiche strutturali dell'edificio ed i pochi dati archivistici e storici disponibili, si ritiene ora generalmente che il  castello sia stato edificato attorno al XII secolo, quando la Valcuvia faceva parte del Seprio: il colmo della collina, costituita da rocce calcaree in strati, venne spianato sul lato Nord-Est e il materiale ricavato impiegato nella costruzione; la parte occidentale, più alta, fu utilizzata per erigervi il mastio. La costruzione sembrerebbe collegabile alle lotte che in quel XII secolo impegnarono i Comaschi e i Milanesi, interessando anche la zona della Tresa e i suoi castelli. In quel contesto appariva essenziale la realizzazione di un forte in Valcuvia in grado di evitare che truppe, superato il fiume Tresa, potessero, per la Valcuvia, portarsi su Besozzo e la pianura o su Varese. Tutto questo non esclude che sul luogo non sorgesse, in tempi ben più remoti, qualche antecedente fortezza, magari di epoca pre-romana, o, abbastanza verosimilmente, una delle tante torri di avvistamento di epoca tardo-romana od alto medievale sparse nel nostro territorio

 Un antico castello, sito in mezzo ai boschi a nord-est del paese di Orino. La rocca servì a diverse popolazioni, sempre a scopi militari; venne smantellata ed abbandonata per oltre tre secoli, fino al 1912 quando fu restaurata e parzialmente ricostruita. La Rocca è un complesso di imponenti e suggestivi resti di un’antica fortificazione, che sorge isolato tra i boschi a quota 525 metri su un rilievo appena a nord di Orino, nel Parco del Campo dei Fiori, in posizione dominante sia gran parte della Valcuvia, sia il territorio verso il lago Maggiore e Laveno.Attorno ad essa vi era un ampio recinto fortificato probabilmente destinato al temporaneo ricovero di truppe e di colonne di passaggio o all’alloggiamento di presidii armati durante contingenze belliche. La posizione di questo castello, oltre che adattissima per controllare le invasioni provenienti da nord, risultava anche felice dal punto di vista difensivo, occupando la cima di un colle non imprendibile, ma certo non facile da espugnare. Scaglionate lungo il percorso da Angera a Ponte Tresa, si sono individuate per il Medioevo diverse testimonianze di fortificazioni a controllo della strada (Brenta, Cuvio, Cuveglio). Tuttavia la Rocca di Orino rappresenta oggi la fortificazione della valle che meglio delle altre ha resistito alle ingiurie dei tempi.




Localmente denominata “castel d’arian”, è da sempre legata alla storia lombarda. Sebbene l’attuale costruzione non dati prima del sec. XV, è ipotizzabile una presenza fortificata sul territorio anteriore a questa data, anche se attualmente mancano adeguati supporti documentari. La costruzione è costituita da un vasto quadrilatero cinto da un muraglione e difeso da torri; all’interno dell’ampio ricetto si trovano la cisterna e, all’angolo nord – ovest, la Rocchetta, probabilmente ricavata dal riattamento quattrocentesco della precedente fortificazione, oggi ormai in rovina, con una torre a sud – ovest. La merlatura sopra il muro di cinta all’ingresso principale, fa parte dei riadattamenti all’inizio del secolo, così come la rettangolare torre all’angolo nord-est e la torretta rompitratta a nord, pur mantenendo nel complesso inalterate le forme originarie.

Nel 1728 venne venduta dai Cotta alla famiglia Borromeo, per poi passare ad altri proprietari nel corso dell’Ottocento, fino al 1912, quando il notaio Massimo Sangalli la acquistò e la restaurò.



Di proprietà privata, la Rocca di Orino viene oggi aperta al pubblico in occasione di manifestazioni locali.


MAGGIORI INFO BEN STRUTTURATE NEL SITO DEGLI STUDENTI DI 
GAVIRATE-ISTITUTOSUP







Il Forte di Orino




 Il “Forte di Orino” si trova ad un’altezza di 1.139 metri; un piazzale fortificato destinato ad essere usato come postazione d’artiglieria. Venne realizzato durante la Prima Guerra Mondiale per volontà del Generale Cadorna e fece parte della cosiddetta “Linea Cadorna“, un massiccio sistema difensivo costituito da trincee, gallerie, cannoniere, depositi e bunker. Questa opera di fortificazione aveva lo scopo di contrastare eventuali tentativi di invasione del nord Italia da parte degli eserciti austro-tedeschi.


Escursioni tramite sentieri segnati :


Osservatorio Schiapparelli

Il Forte di Orino è comodamente raggiungibile, lasciando la propria autovettura nel parcheggio sotto l'osservatorio Schiapparelli, ubicato sul Campo dei Fiori, percorrendo a piedi o in mountain bike un percorso lungo circa 5 Km, che parte dalla balconata di fronte all'ingresso dell'osservatorio.
Attraverso un percorso-vita facile e alla portata di tutti, immerso nelle pinete del Campo dei Fiori.

Pineta

 Seguendo la segnaletica, che propone esercizi ginnici durante la passeggiata, dopo un tragitto a piedi di circa un’oretta e mezza, si giunge all’ampio pianoro dove si trova il Forte. 
 Oppure per chi cerca un percorso più impegnativo, è raggiungibile,sempre a piedi o in mountain bike, dall'abitato di Orino, (sentiero n.2 “Da Orino al Forte di Orino“).
 Vi sono anche altri percorsi seguendo questi sentieri :
sentieri n.1 “Dalla Prima Cappella al Forte di Orino”
 n.11 e 12 “Da Comerio al Forte di Orino” e
n. 13 “Da Gavirate al Forte di Orino”. Da qui si può godere di un panorama meraviglioso che spazia dal Brinzio verso il Lago di Varese e il Lago di Comabbio, per poi passare al Lago Maggiore con lo sfondo del Monte Rosa e delle Alpi.




Accanto al Forte è presente anche un piccolo rifugio del CAI.



Come raggiungere Orino:
Autostrada A8 Milano-laghi in direzione Varese. Uscita Buguggiate (Gavirate-Laveno-Luino), seguire la strada in direzione Gavirate; passato Gavirate, alla rotonda girare a destra in via Milano, ancora in direzione Gavirate o Cocquio Centro; girare alla prima strada a sinistra (indicazione Orino) e seguire la strada in direzione Caldana e quindi Orino.


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Per informazioni : Comune di Orino (VA) Tel. 0332.630517 - Fax. 0332.630508









lunedì 6 agosto 2012

La Cattedrale di Chartres-Francia


Le possenti forme
della cattedrale
di Chartres, tra le
massime espressioni

dell’architettura gotica.

chartres cattedrale


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Le guglie protese verso il cielo, i profondi portali strombati sui quali si allineano, rigide e slanciate, le statue-colonne dei personaggi biblici, da sempre colpiscono chiunque giunga avanti alla cattedrale di Chartres. Nei primi secoli dopo il Mille, l'imponente edificio era tutt'uno con lo spirito che animava Chartres, città dalle infinite risorse, luogo di devozione e di pellegrinaggio tra i più famosi del Medioevo. Eretta in poco tempo su una preesistente struttura dell'XI secolo e consacrata nel 1260 da Luigi IX, il futuro San Luigi, la cattedrale di Chartres è un edificio di rara bellezza, nel quale le mura massicce delle chiese romaniche fasciano il posto, per la prima volta, all’incredibile leggerezza e alla verticalità di nuove strutture architettoniche. La fuga dei pilastri a fascio e il moltiplicarsi degli archi a sesto acuto danno una dimensione mistica allo spazio, accentuata dalla luce che filtra dalle grandi vetrate colorate.
A Chartres l'architettura gotica prese forma, per poi diffondersi ben presto in tutto l'Occidente medievale.



chartres







A lato: una delle magnifiche vetrate (1220 circa),      affollata di personaggi pubblici.












La figura più importante nella storia di questa diocesi fu il vescovo Fulberto, teologo scolastico riconosciuto in tutta Europa, che cominciò nell'XI secolo la costruzione della cattedrale sull'area precedentemente occupata da un antico santuario pagano.L'edificio costruito da Fulberto fu distrutto nel 1194 a causa di un incendio ed immediatamente si cominciarono i lavori di ricostruzione, che durarono circa 60 anni. L'aggiunta più importante è la torre a nordest, la Clocher Neuf, conclusa nel 1513.L'interno, alto 37 m, si caratterizza per l'armonia e l'eleganza delle proporzioni. La facciata occidentale, chiamata Portale Reale, è particolarmente importante per una serie di sculture della metà del XII secolo; il portale principale contiene un magnifico rilievo di Gesù Cristo glorificato; quella del transetto meridionale (costruito negli anni 1224-1250) si organizza attorno a delle immagini del Nuovo Testamento riguardanti il Giudizio Universale, mentre il portale opposto, situato al lato nord, è dedicato all'Antico Testamento e alla venuta di Cristo ed è famoso per il gruppo scultoreo dedicato alla Creazione.





Questa cattedrale si riconosce facilmente a causa della grande differenza tra le sue due torri:la torre sud è dotata di una base tipicamente gotica e sormontata da una guglia molto semplice;la torre nord, costruita in epoca più tarda e di architettura più complessa.Grande luogo di pellegrinaggi, questa cattedrale e le sue torri dominano la città di Chartres e la piana della Beauce circostante. Esse si vedono da molte decine di chilometri di distanza.Nel 1979 l'UNESCO l'ha dichiarata Patrimonio culturale dell'Umanità.





Note storico-mistico-filosofiche

Le seguenti note sono tratte da:IL LABIRINTO DI CHARTRES di Emanuela Cella Ferrari e Devon Scotthttp://www.specchiomagico.net/labirintochartres.htm

Secondo Platone, il primo labirinto della storia umana sarebbe quello di Atlantide, fatto di cerchi concentrici alternati di terra e di mare, con la parte di terra unita da ponti. In Italia il più noto è quello attribuito a Porsenna, che si troverebbe nei sotterranei della città di Chiusi.Da sempre il labirinto simboleggia un percorso interiore attraverso il quale lo spirito si può evolvere e innalzare ad un livello superiore. Il centro del labirinto, secondo Mircea Eliade, rappresenterebbe la sacralità. Il cammino tortuoso per arrivarci assumerebbe quindi una funzione di protezione del sacro nei confronti dei profani, essendone riservato l’accesso ai soli iniziati: la difesa di un luogo sacro, di un tesoro molto prosaico (fatto di denaro o di beni materiali) o spirituale (immortalità, virtù, elevazione al divino, conoscenza di sé).Il labirinto è stato utilizzato anche come sistema di difesa alle porte delle città fortificate; per esempio, era tracciato sulle piante delle antiche città greche. Voleva simboleggiare la difesa della città o della casa che si considerava al centro del mondo. La difesa era rivolta sia verso gli avversari umani, sia contro le influenze malefiche.Nel Medioevo le più famose rappresentazioni del labirinto si trovano sul pavimento delle cattedrali gotiche, tra cui quella di Chartres.



Interno della cattedrale di Chartres col labirinto

I percorsi del labirinto delle cattedrali, chiamati anche Chemins à Jérusalem, erano sostituti del pellegrinaggio in Terra Santa; bisognava percorrerli in ginocchio, con un rosario al collo, pregando per la salvezza della propria anima.Un canonico della cattedrale di Chartres, Jean Baptiste Souchet, vissuto nel 1600, era convinto che il labirinto non fosse altro che "un gioco senza senso, una perdita di tempo". Invece il labirinto è uno dei simboli più antichi e profondi che si conoscano ed in particolare i labirinti cristiani vogliono significare che la morte non costituisce la fine, ma la porta attraverso la quale l'uomo può giungere alla contemplazione della Gerusalemme Celeste.Il labirinto di Chartres è uno dei meglio conservati ed è il più grande giunto dall'epoca medievale ai nostri giorni.Complessivamente raggiunge il diametro di 12,87m, mentre il suo percorso interno è di 261,5m. Il suo classico disegno circolare ha un'entrata, un percorso ed un punto di arrivo al centro.Proprio al centro c'era una placca di bronzo, rimossa e fusa nel 1702 (così nel testo originale (?))durante le guerre napoleoniche. Secondo ciò che affermano gli esperti, questa placca avrebbe rappresentato Teseo che combatteva contro il Minotauro ed alle spalle dei combattenti Arianna con in mano il famoso gomitolo di filo. La lotta tra Teseo e il Minotauro simboleggia la lotta tra bene e male: una lotta che si compie nella nostra anima, lungo il percorso che costituisce il labirinto della nostra vita. Una lotta che ha avuto inizio con il peccato originale di Adamo ed Eva, riprodotto in una vetrata posta nell'abside meridionale della cattedrale, proprio al di sopra del labirinto.Il centro del labirinto verrà raggiunto da colui che è iniziato, colui che, attraverso le prove, avrà dimostrato di essere degno di accedere alla rivelazione misteriosa.Il labirinto ha anche un significato solare. Nella tradizione cabalistica ha una funzione magica ed è uno dei segreti attribuiti a Salomone; nella Bibbia ne viene descritto uno nel cortile davanti al Tempio di Salomone. Per questo motivo alcuni labirinti presenti nelle cattedrali, fatti da una serie di cerchi concentrici interrotti in alcuni punti, sono chiamati "Nodi (o labirinti) di Salomone". Secondo gli alchimisti il percorso conduce all'interno di se stessi , verso una specie di santuario interiore e nascosto. L'arrivo al centro introduce in una dimora invisibile, che ciascuno può immaginare secondo il proprio intuito. All'interno di questo centro si opera una vera e propria trasformazione dell'io, che si afferma sulla via del ritorno, nel passaggio dalle tenebre alla luce.






Immagine mappa
















Per maggiori informazioni >> sito cathedrale Chartres fr

giovedì 2 agosto 2012

Il castello di Neuschwanstein-6

Arredi e tecnologia moderna
Come nessun'altra costruzione Neuschwanstein illustra gli ideali e le aspirazioni di Ludovico II. Il castello non era concepito per scopi di rappresentanza, bensì come buen retiro . Qui Ludovico II si rifugiava in un mondo onirico, nel poetico mondo del Medioevo.
I cicli pittorici di Neuschwanstein erano ispirati alle opere di Richard Wagner, al quale il re dedicò il castello. Non furono però i drammi musicali wagneriani a servire da espliciti modelli per la decorazione, bensì le saghe medievali, alle quali a sua volta aveva fatto ricorso anche il compositore.
Nelle pitture murali del castello vengono tematizzate storie di amore, colpa, pentimento e redenzione. Re e cavalieri, poeti e coppie d'amanti ne popolano le stanze. Tre figure sono di centrale importanza. Il poeta Tannhäuser, il cavaliere del cigno Lohengrin e suo padre Parsifal, il re del Santo Graal. Per Ludovico si tratta di modelli esemplari e di spiriti affini.
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Abside nella Sala del trono
Un altro motivo ricorrente degli arredi è il cigno. Esso era l'animale araldico dei conti di Schwangau, di cui Ludovico II si considerava il successore. Al contempo è anche il simbolo cristiano della "purezza", cui Ludovico aspirava.
sala del trono_thumb[1]
Idee politiche e religiose influirono sulla progettazione del castello. Ciò è particolarmente visibile nella Sala del trono. Qui le pitture murali testimoniano di come Ludovico II immaginasse un regno "per grazia divina": come una sacra missione, provvista di un potere che il re bavarese non aveva mai posseduto.
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Tecnologia moderna in veste medievale
A Neuschwanstein il Medioevo era solo illusione. Dietro la facciata antica si celavano tecnologie modernissime e massimo comfort.
Le stanze del "Palas", l'ala residenziale reale, venivano riscaldate con un sistema centrale ad aria. A tutti i piani era disponibile acqua corrente, in cucina addirittura calda e fredda. I bagni possedevano degli sciacquoni automatici. Il re chiamava la servitù e gli aiutanti servendosi di un sistema di campanelli elettrici. Al terzo e al quarto piano c'erano persino dei telefoni. I pasti non dovevano essere trasportati con difficoltà su per le scale perché per questi era a disposizione un montacarichi.
camera da letto vetrate policrome
Già durante la costruzione del castello ci si era serviti di moderni mezzi della tecnica. Le gru da carico ad esempio venivano azionate da macchine a vapore e la Sala del trono venne costruita come una struttura in acciaio, poi rivestita. Una peculiarità di Neuschwanstein sono i vetri delle finestre di grandi dimensioni. Ai tempi di Ludovico II la realizzazione di tali misure risultava ancora inusuale.
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Come arrivare:
Il castello di Neuschwanstein si trova nelle vicinanze del paese di Schwangau e della città di Füssen, in Algovia. Punto di partenza per raggiungere il castello e ultima possibilità di parcheggio è la località di  Hohenschwangau.
I biglietti di ingresso per il castello di Neuschwanstein possono essere acquistati solo presso la  biglietteria (Ticketcenter) di Hohenschwangau.
In auto / bus
Percorrete l'autostrada A7 (Ulm – Kempten – Füssen). Da Füssen prendete la strada statale B17 in direzione di Schwangau; dopo aver attraversato il paese prendete a destra in direzione di Hohenschwangau
oppure
percorrete l'autostrada A7 – uscita Kempten – proseguite sulla strada statale B12 fino a Marktoberdorf. Sulla B16 fino a Roßhaupten – OAL I fino a Buching – poi la B17 fino a Schwangau e Hohenschwangau.

In località Hohenschwangau sono disponibili solo parcheggi a pagamento (5 euro / autoveicoli – dato aggiornato al 1º aprile 2011).
Potete trovare l'itinerario nel sito: http://auto.abacho.de/routenplaner/.
Percorrete l'autostrada A7 (Ulm – Kempten – Füssen). Da Füssen prendete la strada statale B17 in direzione di Schwangau; dopo aver attraversato il paese prendete a destra in direzione di Hohenschwangau
oppure
percorrete l'autostrada A7 – uscita Kempten – proseguite sulla strada statale B12 fino a Marktoberdorf. Sulla B16 fino a Roßhaupten – OAL I fino a Buching – poi la B17 fino a Schwangau e Hohenschwangau.

In località Hohenschwangau sono disponibili solo parcheggi a pagamento (5 euro / autoveicoli – dato aggiornato al 1º aprile 2011).
Potete trovare l'itinerario nel sito: http://auto.abacho.de/routenplaner/.
Fonte  e ulteriori informazioni: http://www.neuschwanstein.com/ital/tourist/raggiung.htm

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Il castello di Neuschwanstein-5

La gola del Pöllat con il ponte
di Maria (Marienbrücke)
Già Massimiliano II aveva fatto sistemare nei dintorni di Hohenschwangau dei sentieri e dei punti panoramici da cui poter godere il paesaggio. Quale regalo di compleanno per la sua consorte Maria, amante delle escursioni in montagna, fece costruire negli anni cinquanta del XIX secolo il ponte di ferro "Marienbrücke", sovrastante la gola del Pöllat.
Dallo stretto costone di roccia a sinistra della gola del Pöllat, chiamato "Jugend" (Gioventù), si offriva una vista unica sui monti e sui laghi. Massimiliano II adorava questo luogo e nel 1855 vi progettò un padiglione panoramico. Il principe ereditario Ludovico si era recato spesso sulla "Jugend".
Sulla "Jugend" si trovavano i resti di due piccole fortezze: Vorderhohenschwangau e Hinterhohenschwangau. E' qui che Ludovico progettò il suo "Nuovo Castello di Hohenschwangau" (la denominazione "Neuschwanstein" risale a dopo la morte del re). Esso doveva offrire un'illusione migliore di un ideale castello medievale di quanto facesse Hohenschwangau. In tutto ciò era determinante l'idea di perfezione: la "ricostruzione" doveva risultare più pura stilisticamente e corredata di tutte le più moderne conquiste della tecnica.
Nel 1867 Ludovico II visitò l'appena "ricostruita" fortezza della Wartburg. Lì si entusiasmò in particolar modo per la Sala dei Cantori, presumibilmente il luogo del leggendario "Certame dei cantori". La Wartburg e la sua sala divennero i motivi ispiratori del "Castello Nuovo". L'architetto Eduard Riedel dovette rielaborare inoltre delle idee basate su scenografie teatrali, disegnate da Christian Jank, uno scenografo monacense.
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Potervi soggiornare un giorno …
La costruzione non fece quei rapidi progressi che il re si attendeva. Il progetto era troppo complesso e risultò difficile anche la gestione del cantiere in montagna. Scenografi, architetti e artigiani si preoccuparono di realizzare le idee precise del re. I suoi sconsiderati termini di consegna poterono essere onorati in parte solo con ininterrotti ed esasperanti turni di lavoro, diurni e notturni.
La posa della prima pietra per il "Castello Nuovo" avvenne il 5 settembre 1869. Per primo venne completato nel 1873 il tratto del Portale, che Ludovico abitò per anni. Solo nel 1880 fu festeggiata la copertura del tetto del "Palas", che risultò agibile a partire dal 1884.
salone sturdio ludovico_thumb
La crescente ritrosia per ogni contatto umano e d'altro canto la crescente pretesa di dignità reale condussero Ludovico II a modificare il progetto architettonico. Al posto delle stanze per gli ospiti, inizialmente previste, venne progettata una "Sala Moresca" con fontana, anche se poi non venne mai realizzata. Lo "Scrittoio" si trasformò dal 1880 in una piccola grotta. La modesta "Stanza delle Udienze" si trasformò in un'enorme Sala del trono. Questa non era più destinata alle udienze, bensì era da intendersi come tributo alla regalità e come copia della leggendaria sala del Santo Graal. Al fine di integrare questa sala nel già costruito "Palas", fu necessario ricorrere a una modernissima struttura in acciaio. Nell'ala occidentale del "Palas" avrebbe dovuto essere sistemato un "Bagno dei cavalieri", quale reminiscenza del bagno rituale del cavalieri del Santo Graal.
Oggi vi si trova una scala per i visitatori che conduce in basso verso l'uscita.

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